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Vivi e lascia andare, me lo disse qualcuno che non ricordo. Forse ero io, forse quella frase non è mai esistita. Nelle notti senza condizionatore, aspettando un pezzo che arriverà, imparo a respirare e a saper centellinare ogni forza, persino rimandare ogni attimo che altrimenti avrei anticipato. I cerchi da chiudere, i soliti cicli delle cose che tanto mi appartengono. Suono sulle mie distrazioni, che diventano ansie. Forse nulla è casuale, neanche una montagna che non avresti mai scelto. Ascolto ripetutamente un testo di una canzone, in loop, as usual e penso che in realtà ciò che davvero ci frega è l'idealizzazione delle cose. Come a dire "vorrei dirti quelle cose, ma quelle cose non potranno appartenerci mai". Chissà cosa, chissà dove, mi chiedo. E se davvero meriti o meritiamo tutta questa attenzione.
(Un traghetto, una scia, una autostrada e chissà. Ci piaceva scrivere a mano, non abbiamo mai sognato una Montblanc)
Soffia e sorridi, la mia amica dice sempre cosi. Mi vede sciupato, distratto, tu che sei sempre attento avrebbe detto. Non avverte che stia male, vorrebbe stessi ancora meglio. Anticipa le mie risposte, mi conosce, mi vuole bene. Un giorno capirò persino il perché.
(Ophelia, le teorie di Amleto. Le domande a cui cerco sempre di dare una risposta, le tante domande che mi fanno cercando il mio punto di vista. Come se sapessi farlo).